RECESIONE: I.A.N.T. – Limite

i-a-n-t-limiteLa proposta degli I.A.N.T. (incapaci ai nostri tempi) riesce a coniugare sfumature di derivazione skate punk ad altre interessanti commistioni, prevalentemente riconducibili alla cultura bluebeat. “Limite“, seconda prova discografica per la band di Peschiera del Garda, è quindi un coadiuvato di idee e visioni differenti. Se da un lato molti riff ricordano, senza nascondersi troppo in verità, un’impostazione alla Offspring, dall’altro l’utilizzo di fiati ed intermezzi d’altra provenienza riesce a spezzare la prevedibilità insita nei generi di riferimento. La proposta nella sua interezza funziona abbastanza bene, sebbene sembri costantemente incatenata a determinate impostazioni, impossibilitata a fare un solo metro in più.

La costruzione lirica dell’intero album trova le sue principali argomentazioni in temi forti, come la guerra o la disuguaglianza sociale, soggetti mai semplici da trattare (contesto nel quale non stona assolutamente la cover, ben riuscita, del brano “Il mio nome è mai più“). La band riesce però a superare indenne questo campo minato, arrivando ad abbinare una innata leggerezza ad un’attenta profondità di riflessione. L’impostazione vocale ricorda a tratti quanto già fatto dai Ratti della Sabina, con tutti i pregi e difetti del caso. Il timbro non è particolarmente affabile e sicuramente ci sono numerose imprecisioni dal punto di vista tecnico. Il tutto però passa quasi in secondo piano anche grazie ad una struttura d’arrangiamento solida e funzionale.

A “Limite” va riconosciuto il merito d’essere un disco sincero, a suo modo piacevole e concreto. Un compagno con cui riflettere e dibattere per una buona mezz’ora. Se cercate più di questo, non è il disco che fa per voi.

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Voto: 6 Stars (6 / 10)

Tracklist:

  1. Il trionfo
  2. Luogo Comune
  3. 33-15
  4. Non sparerò (feat. Bologna Violenta)
  5. Tra le mura
  6. Limite (feat. Talco)
  7. Il mio nome è mai più
  8. La colpa è tua

Parsti

Dopo diverse collaborazioni ed esperienze su altri blog e web radio è finalmente diventato un Interstellare, nonché uno dei punti forti del blog. Perseguitato da una psicosi costante per le anguille ( in quanto connubio errato di serpenti e pesci) e da una misantropia senza se e senza ma, ci delizia intervistando le band più improbabili (una sorta di Andrea Diprè della musica) e consigliando gli album ed i film più depressivi che l’umana stirpe abbia mai generato...

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